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ACI BABA'
Presentato ad
Arezzo, Teatro Petrarca, lo spettacolo Aci Babà, una divertente storia che parla
di educazione stradale. Il progetto Caschiamoci ha curato l'organizzazione
dell'evento, presto replicato nei principali Comuni delle quattro vallate
aretine. Maggiori informazioni sullo spettacolo di seguito:
“ACI BABA’ E I QUARANTA PEDONI”
LA STORIA DI ALI’ CHE VOLEVA DIVENTARE VIGILE
di Andrea Bruno Savelli
Nel quartiere di una moderna città vive il giovane Alì, il figlio di Cremazade,
la grossa pasticcera egiziana la quale, tra un biscotto al sesamo ed un babà,
sogna di tornare al più presto al suo paese d’origine. Alì ha invece un altro
sogno: restare in Italia e diventare un vigile. Preso dalla sua “insana”
passione conosce a memoria tutte le regole e tutta la segnaletica del codice
stradale, tanto che tutti lo chiamano ormai Aci Babà.
Come ogni ragazzino, anche Alì sogna di avere un motorino ma la mamma non glielo
vuole comprare, un po’ per la naturale apprensione di tutte le mamme, un po’
perché non vede l’ora di riportarlo tra le palme del paesello nativo, dove è più
utile possedere un bel cammello o un robusto paio di scarpe.
Nel quartiere vive anche, con la sua amichetta smorfiosetta, Pippo Grifo, un
grande appassionato di moto e di velocità, che svillaneggia continuamente Aci
Babà, sia perché lo considera uno straniero, “un extracomunitario”, sia perché
non possiede una moto bella e luccicante come la sua. Il povero Alì, sentendosi
continuamente umiliato, cerca di rimediare costruendosi un improbabile e
ridicolo mezzo di locomozione mettendo insieme pezzi trovati nella pasticceria
della mamma, con il risultato di suscitare ancora di più le prese in giro
dell’amico spaccone. Insomma: Alì non ha un motorino ma conosce tutte le regole
dell’educazione stradale e non perde occasione per dimostrarlo. Invece Pippo
Grifo ha una bella moto ma a lui le regole proprio non piacciono. Tanto che una
notte, esasperato dalle continue rampogne di Alì, decide di rubare tutti i
segnali stradali della città e di nasconderli nel suo garage, chiuso da una
saracinesca con un dispositivo elettronico che si apre solo con una parola
d’accesso segreta. Ma Alì scopre la sua macchinazione e di nascosto cambia la
parola d’ordine del garage.
Nel frattempo, a causa della mancanza di cartelli e di regole, la città diventa
una giungla ed anche il centauro sbruffone rischia di venir travolto e
spiaccicato nel traffico impazzito. Pippo Grifo, terrorizzato, vuole rimettere a
posto i cartelli, ma nonostante tutti i suoi sforzi linguistici, non riesce ad
entrare nel garage. Ecco allora che gli appare Alì, travestito da Aci Babà, il
“Grande Genio della Vigilanza”, che gli pone degli enigmi per poter aprire la
saracinesca: cosa significa quel cartello, come ci si comporta in quell’occasione
e via discorrendo. Siccome Aci Babà è buono, Pippo Grifo potrà farsi aiutare dai
giovani spettatori. Aperta finalmente la saracinesca i cartelli tornano in città
e la vita riprende a scorrere ordinata e tranquilla.
Alì e Pippo Grifo ottengono un bel regalo e la mamma pasticciera si rassegna ad
avere un figlio vigile ed in motorino.
“ACI BABA’ E I QUARANTA PEDONI”
ALCUNI SPUNTI DIDATTICI DELLO SPETTACOLO
di Angelo Savelli
Il nostro spettacolo non si propone di sostituirsi ad una corretta e completa
educazione stradale quanto piuttosto di stimolare i giovani spettatori,
attraverso uno strumento divertente come il teatro, ad essere più ben disposti e
curiosi della necessità di questa educazione.
Quanto all’aspetto formale, lo spettacolo utilizza due espedienti narrativi
particolarmente funzionali a questo tipo di operazione ludico/didattica:
- in primo luogo l’utilizzo di una trama fiabesca universalmente conosciuta ma
riadattata ad un ambito contemporaneo, senza con questo perdere gli snodi tipici
della fiaba originale (“Apriti Sesamo”), tanto cara ai bambini;
- in secondo luogo l’utilizzo di canzoncine e filastrocche utili a memorizzare
in modo naturale e piacevole alcuni precetti basilari del tema trattato.
Quanto ai contenuti, la narrazione fiabesca è sostenuta da alcuni principi
educativi che abbiamo scelto, tra i tanti possibili, come intelaiatura del
nostro messaggio e che abbiamo cercato di diluire teatralmente attraverso la
simpatia dei personaggi e il divertimento dell’intreccio spettacolare.
Questi i tre principi guida del nostro lavoro:
1) Innanzitutto la convinzione che Educazione Stradale sia sinonimo di
Educazione Civica e che quindi essa facilmente si accompagni alla scoperta ed
alla condivisione di altri valori umani e sociali, quali il rispetto della vita
e della libertà degli altri, l’aspirazione alla qualità della vita, la
tolleranza e la solidarietà qui sottolineate dalla presenza di personaggi di
altre nazionalità e culture.
2) Poi la convinzione che una città senza regole sia come una vita senza regole,
forse attraente da un punto di vista astratto ma impraticabile dal punto di
vista pratico. La segnaletica non è un nemico che si frappone continuamente
all’espansione del nostro io ma anche un amico che ci aiuta ad orientarci nei
meandri del mondo esterno. Dietro ai freddi cartelli, ai semafori, al codice
stradale non ci sono solo delle regole da rispettare ma anche dei valori da
condividere; e, primo tra questi, la convivenza civile.
3) Infine la constatazione che dietro a certi comportamenti si nascondono valori
sbagliati. Prendendo in giro il narcisismo, l’istinto di potenza legato alla
velocità e la mitizzazione del mezzo meccanico come esternazione del proprio io,
la storia si propone di screditare il forte individualismo e l’incosciente
presunzione che stanno spesso alla base di tanti comportamenti colposi e di
tanti incidenti stradali; modelli purtroppo esaltati dalla pubblicità, dal
cinema, dalla società e che i bambini acquisiscono spesso non per loro
inclinazione ma per imitazione dei loro compagni più grandi o, peggio ancora,
dei loro familiari.
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