CENTRO DOCUMENTAZIONE, STUDI E RICERCA SUL FENOMENO DELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE

Dipartimento delle Dipendenze Azienda U.S.L. 8 Arezzo - Servizio Sanitario della Regione Toscana

 

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IL DIPARTIMENTO DELLE DIPENDENZE

LEGGI E REGOLAMENTI DELLA REGIONE TOSCANA

 Il Dipartimento delle Dipendenze “nasce” in Toscana grazie alla L.R. 2 gennaio 1995, n. 1: “Disciplina sull’organizzazione e funzionamento delle USL e delle aziende ospedaliere.” che recepisce la riorganizzazione del Sistema Sanitario Nazionale prevista dal D.Leg.vo 502/92. Questa legge individuava i Dipartimenti (e fra questi quello delle Dipendenze) come strutture organizzative territoriali delle UU.SS.LL. e ne prevede l’articolazione, a livello della zona, in aree funzionali (per le dipendenze: i Ser.T.).

Al Dipartimento compete di coordinare le aree funzionali di riferimento, assicurando che ogni struttura operi attraverso programmi di lavoro, protocolli e procedure omogenee sul territorio della unità sanitaria locale, nonché attuando verifiche periodiche della attività svolta, in coerenza con i sistemi di controllo gestionale e di qualità delle prestazioni aziendali. Inoltre i dipartimenti contribuiscono all’allocazione delle risorse assegnate e concorrono alla definizione di programmi di formazione e aggiornamento del personale.

A livello nazionale tale impostazione viene ribadita dalla Legge  229/1999: “Norme per la razionalizzazione del SSN.” (Legge Bindi) che individua l’organizzazione dipartimentale come modello ordinario di gestione operativa di tutte le attività delle Aziende sanitarie e assegna al direttore di dipartimento una responsabilità di tipo gestionale in ordine alla razionale e corretta programmazione ed utilizzazione delle risorse (umane, finanziarie, …) assegnate: il dipartimento è quindi titolare di un proprio budget che il direttore negozia con la direzione generale nell’ambito della programmazione aziendale.

Nel frattempo la Regione Toscana attraverso il Piano Sanitario Regionale 1999/2002 ha definito con precisione le caratteristiche e i compiti del Dipartimento delle Dipendenze: innanzitutto si tratta di un dipartimento di solo coordinamento tecnico, quindi senza specifiche competenze gestionali e senza il conseguente budget, che viene costituito a livello aziendale con il compito di garantire:

-         l’omogeneità delle procedure e dei servizi assistenziali per una strategia complessiva di intervento a livello aziendale;

-         la messa a punto di modalità di rilevazione e di integrazione dei dati previsti dai flussi informativi regionali e nazionali;

-         la valutazione complessiva dei bisogni assistenziali rilevati sulla base dei dati epidemiologici acquisiti a livello zonale ai fini della programmazione aziendale dei servizi;

-         la definizione di standards di funzionamento e di indicatori di qualità dei servizi assicurati negli ambiti zonali e la verifica sul raggiungimento degli obiettivi;

-         la definizione di protocolli di collaborazione con altri soggetti istituzionali (Prefetture, Istituzioni scolastiche, Amministrazione penitenziaria, Comuni).

Il regolamento aziendale definisce le modalità di funzionamento del Dipartimento e di nomina del suo Coordinatore. Il Coordinatore è affiancato da un comitato di dipartimento costituito dai responsabili delle Unità Funzionali di Zona (i Ser.T.) e dai direttori delle Unità Operative di riferimento.

La Regione Toscana, nel rendere operativa nel proprio territorio la Legge  229/1999 attraverso la L.R. 22/2000 “Riordino delle norme per l’organizzazione del servizio regionale sanitario.”, ha ribadito tale impostazione. Con questa legge il dipartimento di coordinamento tecnico scientifico per le dipendenze diventa una struttura funzionale finalizzata a garantire l’omogeneità delle procedure operative orientate a definire la continuità di specifici percorsi assistenziali. A capo del dipartimento è preposto un coordinatore, nominato dal direttore generale, su proposta del direttore sanitario. I coordinatori dei vari dipartimenti partecipano nelle forme e con le modalità stabilite dallo statuto delle Aziende Sanitarie ai processi decisionali della direzione aziendale.

Infine, il Piano Sanitario 2002-2004 della Regione Toscana individua, tra le linee strategiche da adottare per la prevenzione e la cura delle dipendenze, il consolidamento nelle aziende unità sanitarie locali dei servizi per le dipendenze attraverso:

-         l’apposito dipartimento di coordinamento tecnico, come strumento propositivo e di raccordo delle esperienze territoriali;

-         l’effettiva attivazione delle unità funzionali Ser.T per assicurare lo svolgimento delle attività di competenza dei servizi in ogni zona-distretto, con la relativa definizione e valorizzazione dei programmi assistenziali individuali.

Il dipartimento per le dipendenze deve  quindi coordinare l’attività dei Ser.T di zona affinché sviluppino, attraverso modalità operative omogenee, sia le attività già consolidate sia le azioni specifiche nelle aree di attenzione individuate nel Piano:

-         Tabagismo,

-         Alcol,

-         Carcere,

-         Marginalità sociali

-         Soggetti con Doppia Diagnosi:

-         Tossicodipendenza femminile, maternità e infanzia

Pertanto in ambito toscano il dipartimento delle dipendenze è una struttura funzionale delle Aziende finalizzata essenzialmente a garantire l’omogeneità delle proprie procedure operative  orientate a definire la continuità di specifici percorsi assistenziali. Il Dipartimento non è dotato né di proprio organico e ne di un budget .A proposito del personale medico dei Ser.T. va comunque osservato che questo è tutto inserito in una specifica U.O. Farmacotossicodipendenze, unica a livello aziendale: ciò garantisce al dipartimento una maggiore capacità di programmazione e di indirizzo delle attività.

 a cura di Ilaria Caremani

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 © Ce.Do.S.T.Ar. - Centro Documentazione e Ricerca sul Fenomeno delle Dipendenze Patologiche del Ser.T. di Arezzo, 2006

Responsabile: Dr Fiorenzo Ranieri (ranieri@cedostar.it)

Direttore Dipartimento Dipendenze Az USL 8 Arezzo: Dr Paolo E. Dimauro

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