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CENTRO DOCUMENTAZIONE, STUDI E RICERCA SUL FENOMENO DELLE DIPENDENZE PATOLOGICHEDipartimento delle Dipendenze Azienda U.S.L. 8 Arezzo - Servizio Sanitario della Regione Toscana
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PSICOFARMACIGli Psicofarmaci sono una categoria di sostanze molto diverse tra loro. Come le altre sostanze psicoattive alterano l’umore, i processi di pensiero ed il comportamento, ma si differenziano da queste poichè vengono prescritte da medici psichiatri nel trattamento di malattie psichiche. Risulta abbastanza complesso classificare in modo preciso questi farmaci: il metodo più utilizzato è basato sugli effetti comportamentali più caratteristici che producono; molti psicofarmaci sono utilizzati in patologie diverse e su più persone, con la stessa malattia, producono effetti diversi. In questa pagina trattiamo solo i cosiddetti “psicofarmaci d’abuso”, ossia quegli psicofarmaci il cui uso si è diffuso al di fuori dell’ambito terapeutico, entrando sempre di più a far parte delle sostanze ricreazionali; ci occupiamo quindi di neurolettici, ansiolitici e antidepressivi. I NEUROLETTICIIl termine neurolettico
significa “farmaco con forte azione sedativa sul sistema nervoso”. Quindi questi
farmaci deprimono il sistema nervoso vegetativo (involontario) ed il sistema
muscolare causando una diminuzione della tensione psicofisica e dell’angoscia.
I neurolettici vengono impiegati in terapia per controllare i sintomi di persone
definite “schizofreniche”, “psicotiche”, “maniaco-depressive”,
“paranoiche”…arrivando a sopprimere sintomi quali confusione, deliri,
allucinazioni, eccitabilità, angoscia estrema ed aggressività, senza alcuna
efficacia sulla causa del disturbo, reale o presunto che sia. EFFETTIPrima
che s’instauri l’effetto voluto, è necessario un lungo tempo d’assunzione
costante, quotidiana, generalmente diverse settimane.
RISCHIL’uso di neurolettici depot
o long acting (iniezioni a lento rilascio) non permette di modificare la terapia
attraverso la riduzione del dosaggio o la sospensione del trattamento in caso di
effetti indesiderati (tremori, rigidità muscolare, etc.). La discinesia tardiva
può presentarsi anche dopo la sospensione del trattamento e non sempre è
reversibile. GLI ANSIOLITICI Gli ansiolitici sono farmaci utilizzati nel trattamento dei disturbi d’ansia, che combattano alleviandone i sintomi. Gli ansioltici si differenziano tra loro per il principio attivo, il dosaggio, la velocità e la potenza d'azione e per la durata dell'effetto sull’organismo. S possono distinguere due categorie di ansiolitici:
Le benzodiazepine (BDZ), rappresentano la categoria più numerosa e maggiormente
usata. Gli ansiolitici di seconda generazione sono invece farmaci scoperti più
di recente con effetti più specifici sui singoli disturbi. EFFETTI Gli ansiolitici, anche se
con modalità differenti, agiscono sui disturbi d’ansia con un effetto miorilassante,
cioè riducono le tensioni del tono muscolare. Al di là
delle caratteristiche specifiche di ogni sostanza, gli effetti psicoattivi dipendono da un'
importante variabilità individuale e, quindi, oltre al dosaggio e all’ambiente,
è importante considerare la personalità di chi fa uso di ansiolitici. La
somministrazione di questi farmaci avviene usualmente per via orale, in forma di
compresse o liquida, producendo effetti dopo circa un’ora dall’assunzione. Gli
effetti collaterali degli ansiolitici possono essere: un' eccessiva sedazione,
che modifica il normale
livello di attenzione e di capacità di percepire i pericoli e attivare le
difese; alterazioni del sonno: quando il farmaco ha un effetto
breve, sono comuni episodi di risveglio precoce al mattino e insonnia di
rimbalzo la notte successiva, mentre l'assunzione di farmaci a lunga durata
prima di dormire può dare problemi di sonnolenza anche durante il giorno. RISCHI La
sonnolenza e la difficoltà di attenzione causano un minore rendimento nello
svolgimento delle normali attività quotidiane, con un maggior rischio di
incorrere in infortuni o incidenti e guidare può risultare particolarmente
pericoloso, soprattutto se queste sostanze sono assunte assieme, anche, a
piccole dosi di alcol. GLI ANTIDEPRESSIVI Gli antidepressivi sono
farmaci utilizzati nel trattamento della depressione, oltre che di altre
patologie psichiche. EFFETTI Gli
antidepressivi aumentano la quantità di
neurotrasmettitori disponibili a livello cerebrale, riportando quindi l’umore
allo stato normale, senza produrre un effetto euforizzante o stimolante. Gli effetti collaterali più comuni sono: mal di testa, problemi di memoria e concentrazione, confusione mentale, vertigini, tremori, tachicardia e aritmie, bocca secca, aumento di peso, più raramente agitazione e insonnia. Se la depressione trattata con questi farmaci non comprende anche disfunzioni sessuali, questi problemi (calo del desiderio, disturbi dell’erezione, dell’eiaculazione e dell’orgasmo) potrebbero manifestarsi. RISCHI Gli antidepressivi possono
interagire facilmente con altri farmaci, aumentando la tossicità di alcuni o
diminuendo l’efficacia di altri e, se assunti in gravidanza, possono produrre
delle malformazioni nel nascituro. E' bene ricordare che tutti gli
antidepressivi amplificano l’effetto sedativo dei tranquillanti (ansiolitici e
neurolettici) e dell’alcol: si può verificare una crisi respiratoria bevendo una
quantità di alcol normalmente non pericolosa! Sonnolenza e rallentamento dei
riflessi possono alterare la capacità di prestare attenzione, cosicchè diventa
rischioso svolgere alcune attività come, ad esempio, guidare.
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visualizzazione ottimale 1280 x 1024 pixel - Ultimo aggiornamento: 30-07-10 © Ce.Do.S.T.Ar. - Centro Documentazione e Ricerca sul Fenomeno delle Dipendenze Patologiche del Ser.T. di Arezzo, 2006 Responsabile: Dr Fiorenzo Ranieri (ranieri@cedostar.it) Direttore Dipartimento Dipendenze Az USL 8 Arezzo: Dr Paolo E. Dimauro Sito costruito e aggiornato da Fiorenzo Ranieri e da Ilaria Caremani caremani@cedostar.it, salvo diversa indicazione |