Psicofarmaci

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CENTRO DOCUMENTAZIONE, STUDI E RICERCA SUL FENOMENO DELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE

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PSICOFARMACI

Gli Psicofarmaci sono una categoria di sostanze molto diverse tra loro. Come le altre sostanze psicoattive alterano l’umore, i processi di pensiero ed il comportamento, ma si differenziano da queste poichè vengono prescritte da medici psichiatri nel trattamento di malattie psichiche. Risulta abbastanza complesso classificare in modo preciso questi farmaci: il metodo più utilizzato è basato sugli effetti comportamentali più caratteristici che producono; molti psicofarmaci sono utilizzati in patologie diverse e su più persone, con la stessa malattia,  producono effetti diversi. In questa pagina trattiamo solo i cosiddetti “psicofarmaci d’abuso”, ossia quegli psicofarmaci il cui uso si è diffuso al di fuori dell’ambito terapeutico, entrando sempre di più a far parte delle sostanze ricreazionali; ci occupiamo quindi di neurolettici, ansiolitici e antidepressivi.

I NEUROLETTICI

Il termine neurolettico significa “farmaco con forte azione sedativa sul sistema nervoso”. Quindi questi farmaci deprimono il sistema nervoso vegetativo (involontario) ed il sistema muscolare causando una diminuzione della tensione psicofisica e dell’angoscia. I neurolettici vengono impiegati in terapia per controllare i sintomi di persone definite “schizofreniche”, “psicotiche”, “maniaco-depressive”, “paranoiche”…arrivando a sopprimere sintomi quali confusione, deliri, allucinazioni, eccitabilità, angoscia estrema ed aggressività, senza alcuna efficacia sulla causa del disturbo, reale o presunto che sia.
I neurolettici inibiscono la persona nei suoi “eccessi” senza curarla, è necessario, quindi, associarli ad un’adeguata psicoterapia.
I neurolettici, come strumenti di contenimento chimico, vennero utilizzati in tutti i manicomi, prendendo il posto delle camicie di forza e delle altre vecchie terapie come l’uso di barbiturici, shock da insulina, elettroshock e lobotomia. Quasi tutti i neurolettici possono provocare come effetto collaterale, proprio ciò che teoricamente sopprimono, possono cioè aumentare sintomi come allucinazioni o deliri (”effetto paradosso”).
La risposta a questi farmaci è altamente soggettiva, come del resto per tutte le sostanze psicoattive. Ogni individuo reagisce in modo diverso, ma si deve sottolineare che i neurolettici hanno enormi effetti collaterali.

EFFETTI

Prima che s’instauri l’effetto voluto, è necessario un lungo tempo d’assunzione costante, quotidiana, generalmente diverse settimane.
I neurolettici sono potenti miorilassanti (rilassano la muscolatura volontaria e involontaria), che creano uno stato d’indifferenza psicofisica agli stimoli, provocando un effetto calmante che porta ad una diminuzione dell’angoscia, dell’agitazione e della mobilità fisica spontanea (non volontaria): in questa complessiva sedazione si ha anche una riduzione delle allucinazioni.
A livello fisico,  provocano diversi effetti: blocco del vomito, offuscamento della visione, bocca secca, sedazione, confusione e inibizione della muscolatura liscia gastrointestinale e urinaria, abbassamento della pressione e ipotermia.
Quando si assumono neurolettici spesso ci si sente storditi, si fa fatica a connettere ed associare tra loro le idee, ci si sente staccati dalla realtà come se tutto fosse ovattato (senso di testa vuota),  si può cambiare rapidamente umore (periodi di calma alternati a periodi di iperattività) e utilizzare modi di parlare fuori dal comune.
Gli effetti collaterali dei neurolettici sono:

  • Distonia acuta: torcicollo doloroso, movimenti non voluti degli occhi verso l’alto, tic della palpebra, contrazioni dolorose della schiena con difficoltà a camminare, a volte anche contrazioni della muscolatura della laringe che causano difficoltà nel parlare, voce rauca fino all’afonia, e nel respirare, fino al soffocamento;

  • Acatisia: incapacità di stare fermi, continui movimenti e dondolamenti, battiti di piedi o dita;

  • Parkinsonismo: (come nelle persone affette da morbo di Parkinson) rigidità, tremori e movimenti lenti, eccesso di salivazione, disturbi del linguaggio e della scrittura;

  • Discinesia tardiva: movimenti involontari della muscolatura della bocca, delle labbra e della lingua, e spesso anche degli arti e del tronco; si tratta di movimenti ripetuti e ritmati, come baciare, soffiare o masticare, tic facciali e smorfie, che tendono ad attenuarsi durante il sonno ma che aumentano in condizioni di tensione emotiva.

  • Rabbit syndrome (“sindrome del coniglio”): contrazioni involontarie e continue dei muscoli intorno alla bocca;

  • Malfunzionamento di molte parti del corpo, ad es: fegato, apparato gastrointestinale, cuore;

  • Sindrome neurolettica maligna (NMS): sindrome tossica piuttosto rara ma potenzialmente mortale.  Si manifesta   con febbre alta, rigidità e tremori, tachicardia e aritmia, sudorazione intensa, ipotensione o ipertensione, difficoltà ad ingerire. Complicanze come insufficienza renale acuta, insufficienza polmonare, infarto o infezione generalizzata, possono portare al coma ed alla morte.

RISCHI

L’uso di neurolettici depot o long acting (iniezioni a lento rilascio) non permette di modificare la terapia attraverso la riduzione del dosaggio o la sospensione del trattamento in caso di effetti indesiderati (tremori, rigidità muscolare, etc.). La discinesia tardiva può presentarsi anche dopo la sospensione del trattamento e non sempre è reversibile.
L' uso cronico di neurolettici  provoca tremori, irrequietezza motoria, posture inappropriate del collo, del tronco e degli arti, sedazione e sonnolenza, difficoltà di pensiero, apatia,problemi sessuali, problemi mestruali, difficoltà ad urinare, aumento di peso, confusione,  abbassamenti di pressione ed insonnia, nausea,.
Se contemporaneamente ai neurolettici si assumono altre sostanze psicoattive, anche solo dell' alcol, si verifica un peggioramento della sintomatologia, un aumento delle ricadute (soprattutto con stimolanti), perdita degli effetti terapeutici dei neurolettici, aumento della probabilità di sviluppare discinesia tardiva, peggioramento della capacità di relazionarsi agli altri, comportamenti violenti e decadimento cognitivo.

GLI ANSIOLITICI

Gli ansiolitici  sono farmaci utilizzati nel trattamento dei disturbi d’ansia, che combattano alleviandone i sintomi. Gli ansioltici si differenziano tra loro per il principio attivo, il dosaggio, la velocità e la potenza d'azione e per la durata dell'effetto sull’organismo. S possono distinguere due categorie di ansiolitici:

  • le benzodiazepine 

  • gli ansiolitici di seconda generazione.

Le benzodiazepine (BDZ), rappresentano la categoria più numerosa e maggiormente usata. Gli ansiolitici di seconda generazione sono invece farmaci scoperti più di recente con effetti più specifici sui singoli disturbi.
Queste sostanze, anche se concepite come farmaci, si stanno trasformando sempre di più in sostanze d’abuso (ricreazionali), utilizzate per il loro effetto o in mix con altre sostanze, soprattutto alcolici.

EFFETTI

Gli ansiolitici, anche se con modalità differenti, agiscono sui disturbi d’ansia con un effetto miorilassante, cioè riducono le tensioni del tono muscolare. Al di là delle caratteristiche specifiche di ogni sostanza, gli effetti psicoattivi dipendono da un' importante variabilità individuale e, quindi, oltre al dosaggio e all’ambiente,  è importante considerare la personalità di chi fa uso di ansiolitici. La somministrazione di questi farmaci avviene usualmente per via orale, in forma di compresse o liquida, producendo effetti dopo circa un’ora dall’assunzione.
Comunemente le BDZ rimangono attive per periodi abbastanza lunghi (possono superare anche i 10 giorni), mentre gli ansiolitici di nuova generazione solo per qualche ora.  A basse dosi, gli ansiolitici possono dare un senso di tranquillità e benessere ma, anche un piccolo aumento nel dosaggio porta ad un generale rallentamento dell’attività mentale causando difficoltà di concentrazione e sonnolenza.
A livello fisico, l’uso di ansiolitici provoca una diminuzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca, con un generale rilassamento muscolare che induce stanchezza, pesantezza degli arti, difficoltà nella coordinazione dei movimenti e nel parlare.
Le BDZ, infine, hanno un'azione antiepilettica generica.

Gli effetti collaterali degli ansiolitici possono essere: un' eccessiva sedazione, che modifica il normale livello di attenzione e di capacità di percepire i pericoli e attivare le difese; alterazioni del sonno: quando il farmaco ha un effetto breve, sono comuni episodi di risveglio precoce al mattino e insonnia di rimbalzo la notte successiva, mentre l'assunzione di farmaci a lunga durata prima di dormire può dare problemi di sonnolenza anche durante il giorno.
Si possono verificare anche problemi di memoria, andando così ad interferire con i processi di apprendimento e producendo conseguenti difficoltà nello studio.

RISCHI

La sonnolenza e la difficoltà di attenzione causano un minore rendimento nello svolgimento delle normali attività quotidiane, con un maggior rischio di incorrere in infortuni o incidenti e guidare può risultare particolarmente pericoloso, soprattutto se queste sostanze sono assunte assieme, anche, a piccole dosi di alcol.
Questi farmaci producono dipendenza fisica e psicologica; l'interruzione improvvisa dopo un uso prolungato di ansiolitici può portare, infatti, ad una sindrome da sospensione che può durare da una a quattro settimane con sintomi come insonnia, irritabilità, ipersensibilità sensoriale e ansia di rimbalzo. Questi farmaci possono provocare overdose, intossicazione acuta che causa depressione respiratoria, con complicazioni che comprendono aritmie cardiache, coma e morte; la dose letale è indicata come 7 volte la dose prescritta dal medico.
Anche se assunti sotto controllo medico, l'interruzione di questi farmaci è piuttosto difficoltosa, poiché, in tal caso,  riaffiorano tutti i problemi per i quali sono stati assunti; gli ansiolitici, infatti, alleviano i sintomi ansiosi, per curarli efficacemente vanno accompagnati da un'adeguata psicoterapia.

GLI ANTIDEPRESSIVI

Gli antidepressivi sono farmaci utilizzati nel trattamento della depressione, oltre che di altre patologie psichiche.
La depressione è un crollo del tono dell’umore prolungato e costante, una forte diminuzione dello slancio vitale (con perdita di interesse e piacere per le attività quotidiane, diminuzione dell’energia e dell’impulso sessuale, rallentamento mentale), senso di colpa, di impotenza o incapacità fino a veri e propri sentimenti di rovina e catastrofe imminente.

EFFETTI

Gli antidepressivi aumentano la quantità di neurotrasmettitori disponibili a livello cerebrale, riportando quindi l’umore allo stato normale, senza produrre un effetto euforizzante o stimolante.
Questi farmaci richiedono un tempo d’assunzione lungo e costante prima che s’instauri l’effetto voluto, generalmente 2-4 settimane. Gli antidepressivi non danno dipendenza fisica.

Gli effetti collaterali più comuni sono: mal di testa, problemi di memoria e concentrazione, confusione mentale, vertigini, tremori, tachicardia e aritmie, bocca secca, aumento di peso,  più raramente agitazione e insonnia. Se la depressione trattata con questi farmaci non comprende anche disfunzioni sessuali, questi problemi (calo del desiderio, disturbi dell’erezione, dell’eiaculazione e dell’orgasmo) potrebbero manifestarsi.

RISCHI

Gli antidepressivi possono interagire facilmente con altri farmaci, aumentando la tossicità di alcuni o diminuendo l’efficacia di altri e, se assunti in gravidanza, possono produrre delle malformazioni nel nascituro. E' bene ricordare che tutti gli antidepressivi amplificano l’effetto sedativo dei tranquillanti (ansiolitici e neurolettici) e dell’alcol: si può verificare una crisi respiratoria bevendo una quantità di alcol normalmente non pericolosa! Sonnolenza e rallentamento dei riflessi possono alterare la capacità di prestare attenzione, cosicchè diventa rischioso svolgere alcune attività come, ad esempio,  guidare.
 

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 © Ce.Do.S.T.Ar. - Centro Documentazione e Ricerca sul Fenomeno delle Dipendenze Patologiche del Ser.T. di Arezzo, 2006

Responsabile: Dr Fiorenzo Ranieri (ranieri@cedostar.it)

Direttore Dipartimento Dipendenze Az USL 8 Arezzo: Dr Paolo E. Dimauro

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