Teorie cognitive

CENTRO DOCUMENTAZIONE, STUDI E RICERCA SUL FENOMENO DELLE DIPENDENZE PATOLOGICHE

Dipartimento delle Dipendenze Azienda U.S.L. 8 Arezzo - Servizio Sanitario della Regione Toscana

 

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TEORIE COGNITIVE

Le teorie cognitive hanno come idea di fondo che i processi e gli effetti percepiti delle diverse sostanze sono fortemente influenzati da fattori cognitivi - motivazionali come gli atteggiamenti, le aspettative e le credenze. Tali credenze, apprese dalle persone nell’ambito dei loro rapporti sociali, forniscono un repertorio di spiegazioni che consentono di interpretare e di giustificare  i loro comportamento di consumo; quanto più esse sono positive, tanto più aumenta la probabilità che le persone possono iniziare o continuare.

Distorsioni ed errori cognitivi, attese irrealistiche relativamente a se stessi e agli altri, razionalizzare o minimizzare il significato e la portata di determinati eventi o situazioni sono altri fattori che possono contribuire a incrementare il coinvolgimento nel consumo. Non è infrequente osservare come in certi casi le persone attribuiscono le loro condotte  a cause ritenute erroneamente cruciali. Ad esempio, se un individuo si convince che la droga esplica una funzione per lui indispensabile, può avere notevoli resistenze ad interrompere il consumo e, nel caso in cui smetta, è esposto a notevoli rischi di ricaduta. Considerarsi dipendenti può inoltre aiutarlo a ridimensionare i sentimenti d’insuccesso e di responsabilità personale che avverte quando si rende conto di non riuscire a smettere. E’ possibile ad esempio che una persona decida di provare una droga perché si considera meno a rischio e più immune da eventuali conseguenze negative rispetto alle altre persone (ottimismo irrealistico), perché sopravvaluta le sue capacità pensando di poter facilmente controllare la propria abitudine, o perché sovrastima l’entità della diffusione di fenomeni di consumo nel proprio ambiente di vita (effetto del falso consenso). In quest’ultimo caso la distorsione incrementa gli attributi di normalità e di attrattività di una data condotta rendendola più accettabile.

Gli studi sulla rappresentazione del rischio hanno evidenziato, ad esempio, che le persone non si basano solo sulla frequenza con cui si verifica un determinato evento negativo per valutare un rischio, ma utilizzano numerosi altri elementi quali la sua incontrollabilità, la sua conoscenza, i suoi effetti. Esse tendono ad agire in base alla loro percezione di pericolosità e cioè al modo in cui si rappresentano il rischio.

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 © Ce.Do.S.T.Ar. - Centro Documentazione e Ricerca sul Fenomeno delle Dipendenze Patologiche del Ser.T. di Arezzo, 2006

Responsabile: Dr Fiorenzo Ranieri (ranieri@cedostar.it)

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