Teorie psicodinamiche

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ALCUNE TEORIE PSICODINAMICHE

Le spiegazioni della tossicodipendenza proposte in ambito psicanalitico fino agli anni ’60 condividevano l’idea che essa costituisce un disturbo della personalità caratterizzato da fissazione orale, narcisismo, disturbi maniaco-depressivi, salienza degli istinti distruttivi. In questa prospettiva la condotta tossicomania era soprattutto interpretata come conseguenza di una fissazione ad una fase pregenitale dello sviluppo libidico e proprio da quest’ultima derivava il carattere coatto della ricerca  del piacere da parte del tossicomane e la sua incapacità di dilazionarne nel tempo la soddisfazione.

Nelle opere di Freud (ad es. “Tre saggi sulla teoria sessuale” del 1905) sono presenti osservazioni isolate che rimarcano le caratteristiche regressive delle condotte tossicomaniche: i tossicomani sono ritenuti vittime di una fissazione alla fase orale, che li rende incapaci di staccarsi da un oggetto d’amore che li nutre e placa il dolore derivante dalla mancata soddisfazione dei bisogni primari. Tale fissazione è vista anche in rapporto a un’intensificazione costituzionale della sensibilità della zona esogena labiale, che se persiste nel tempo determina in età adulta la propensione a bere e a fumare.

Rado (“The psychic effects of intoxication:attempts at a psychoanalitic theory of drug addiction” in International Journal of Psycho-Analysis, VII, 1926), in accordo con la posizione espressa da Freud, definisce la tossicomania come una sorta di “orgasmo alimentare” che si associa a disturbi di tipo maniaco-depressivo e che ha soprattutto una funzione di barriera contro la sofferenza. Essa si struttura in individui che reagiscono alle frustrazioni con un’angoscia molto intensa e che contemporaneamente presentano elevati livelli di intolleranza al dolore.

Anche Rosenfeld (“Psychotic state”, London, The Hogart Press, 1965), riferendosi al ciclo maniaco depressivo, sostiene che il tossicomane ricorra alla droga per difendersi, tramite una reazione maniacale, da una sofferenza di tipo depressivo. In rapporto al ciclo depressivo, il tossicomane tende a identificarsi, introiettandolo, con un oggetto morto o malato che è appunto rappresentato dalla droga. Secondo questo autore la tossicomania si associa all’esistenza di un trauma precoce che influenza lo sviluppo della personalità del bambino impedendogli di raggiungere una relazione oggettuale.

Studi clinici più recenti hanno tentato di ricostruire le caratteristiche della “personalità predisposta” all’abuso e alla dipendenza. Ausubel (“An international approach to narcotic addiction”, in Lettieri, Sayers e Wallenstein Pearson, pp. 4-7, 1980) la intende come quella che per funzionare ed adattarsi alle richiesta del mondo interno e di quello esterno ha bisogno del supporto che la droga le può fornire. Greaves (“An existenzial theory of drug dependance, in Lettieri, Sayers e Wallestein Pearson, pp.24-28, 1980) sostiene che individui disforici utilizzano le droghe per raggiungere o per ripristinare uno stato di benessere assente nelle loro esperienze di vita.

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